Alice nella Città
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15/25 October 2020 alice nella città

Primo piano concorso

I 12 film di quest’anno sono collegati da innumerevoli fili che si legano e completano l’un l’altro

 

Primo piano concorso


I 12 film di quest’anno sono collegati da innumerevoli fili che si legano e completano l’un l’altro

I 12 film di quest’anno sono collegati da innumerevoli fili che si legano e completano l’un l’altro: abbracciano generi e paesi d'origine diversi che spingono lo sguardo incontro al mondo; generano una relazione fortissima tra l'immaginario e la vita, sorretti da una forma di disperazione creativa che nasce in risposta ad una vita rattrappita, priva di speranze, che abbandona e che rende incapaci di vivere il presente e immaginare il futuro. Ce lo racconta il visionario GAGARINE, l’opera prima di Fanny Liatard e Jérémy Trouilh che attraverso gli occhi di Yuri (l’esordiente Alseni Bathily) mette in scena, nella mente fantasiosa e libera di un adolescente delle balie parigine, l’Odissea nello spazio di un astronauta urbano che si oppone alla cancellazione del suo mondo e della sua comunità.

Uno spunto ideale anche per Francesca Mazzoleni che con il documentario PUNTASACRA ci svela l’incertezza, la speranza e il senso di appartenenza a una comunità che afferma il proprio diritto di vivere in un luogo abbandonato che tuttavia ama profondamente. Una frontiera dimenticata di Roma da sgomberare per fare spazio alle magnifiche sorti del Porto Turistico di Ostia. Un’impalcatura che idealmente li lega al documentario di Elizabeth Lo che ci porta nel mondo di Zeytin, un cane randagio che sopravvive per le strade di Istanbul, in Turchia.

Ingannevolmente semplice e meravigliosamente commovente, STRAY accompagna il pubblico in luoghi apparentemente impossibili, rimanendo fortemente radicata nella realtà. Sono storie che rimangono ancorate nel mondo: oneste, coraggiose e soprattutto consapevoli del proprio tempo che mettono al centro temi semplici, radicali, capaci di reggere il confronto con il mondo adulto, che sempre più tende a truccare il dibattito culturale con i ragazzi, come nel film IBRAHIM, di Samir Guesmi, interpretato da Abdel Bendaher. Film che mettono in scena tutta la tenacia dell’innocenza attraverso l'immaginario di personaggi persi tra finzione e realtà, come nella favola noir SHADOWS di Carlo Lavagna che torna dietro la macchina da presa con una produzione italiana interamente girata in lingua inglese. Con un cast d’interpreti d’eccezione - Saskia Reeves, Lola Petticrew, Mia Threapleton – il film riesce ad aprire inaspettati spiragli che rimandano alla grande letteratura ottocentesca di Dickens o di certa tradizione di fiabe classiche, che aggiungono un ambiguo sentimento che rovescia drammaticamente il banco delle apparenze.

Diretto dall’acclamata regista Phyllida Lloyd (Mamma Mia!, The Iron Lady), HERSELF mette al centro la vulnerabilità delle persone, celebra la vita e la rinascita e l’autodeterminazione di una donna (Clare Dunne) che lotta per affermare il proprio diritto al futuro contro le umiliazioni che le vittime di violenza domestica devono sopportare. Una guerra silenziosa e inascoltata che non conosce pietà.

FELICITÀ di Bruno Merle, ce lo racconta in una commedia vista attraverso gli occhi di una bambina (Chloe), interpretata da sua figlia Rita, ricca di dettagli vissuti che ruotano attorno a una relazione padre-figlia che diventa un'ancora di salvezza emotiva. Un lavoro di scavo sui rapporti familiari reso prezioso dal nuovo film di Miranda July. KAJILLIONAIRE, con i codici della commedia dell’assurdo, tiene insieme cose tra loro altrimenti diverse: parla d’intimità e abbandono, di personaggi in cerca di una rotta; di punti di riferimento emotivi che si misurano con il mondo e con il loro spaesamento o estraneità ad esso. Scaccia la morale per cui nella famiglia si trova la soluzione di ogni problema e mette al centro il talento, tutto al femminile, di un cast d’eccezione (Debra Winger, Richard Jenkins, Evan Rachel Wood, Gina Rodriguez).

Contro-storie, al femminile che hanno la forza di raccontare, con immagini non troppo rimuginate, le ribellioni necessarie per ridefinire i limiti, i ruoli e le regole indispensabili per uscire da codici e canoni protetti. Rémy Chayé, dopo il successo di Sasha e il Polo Nord, torna con il film d’animazione CALAMITY, al racconto d’avventura e lo fa con una storia ispirata all’infanzia di Calamity Jane, pseudonimo di Martha Jane Cannary, un’avventuriera del selvaggio West nota per essere diventata, che sfida le tradizioni conservatrici, mettendo a fuoco lo spirito di sopravvivenza di una ragazzina. C’è una linea evidente di continuità tra il catalogo di questi destini adolescenti e lo sport agonistico presenti in questi tre film del concorso: in (interpretato da Jérémie Renier Noée Abita) lo sport diventa il mezzo per indagare un mondo di pulsioni, talvolta segreto e nascosto, che mostra tutte le ambivalenze e le ambiguità del mondo adulto; tratto dal romanzo autobiografico In the Shadow of San Siro di Martin Bengtsson, il rigore, la disciplina, l'autodisciplina e il duro lavoro sono ostacolo alle libertà, e mostrano nel film la necessità di abbandonare le richieste sociali, gli obblighi famigliari, i destini già decisi, per farsi se stessi. Un’indagine che sembra insistere su quel momento speciale in cui la mente e il corpo inizia a farsi contaminare da altre tracce. Un’esplorazione che è di fatto il grande rimosso del nostro cinema, che sembra non essere più attrezzato per raccontare l’innocenza e il turbamento della pubertà, nel contesto culturale contemporaneo.