Alice nella Città
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15/25 October 2020 alice nella città

Stray

Con uno sguardo letteralmente ad altezza canina, Elizabeth Lo lascia gli uomini sullo sfondo, riducendoli a un vociare indistinto

 

Stray


Con uno sguardo letteralmente ad altezza canina, Elizabeth Lo lascia gli uomini sullo sfondo, riducendoli a un vociare indistinto

Gli esseri umani non vivono secondo natura, diceva Diogene: perciò dovrebbero studiare bene i cani. È sola la prima delle tante citazioni classiche che si leggono tra le sequenze di Stray, un film più unico e raro, il racconto della vita quotidiana dei cani randagi che affollano la città di Istanbul che è soprattutto un esemplare di cinema del reale nella sua essenza. Come dei flâneur a quattro zampe, con la consapevolezza di chi si sente parte di una comunità, camminano nelle strade brulicanti dell’ora di punta, girovagano tra i rifiuti, si azzuffano nei parchi, esplorano le zone in disfacimento ai margini della metropoli, osservano con la lingua penzolante i conflitti e le disuguaglianze della società. Con uno sguardo letteralmente ad altezza canina, Elizabeth Lo (già attiva nel documentario, universo di cui Stray è propaggine e variazione) lascia gli uomini sullo sfondo, riducendoli a un vociare indistinto oppure riprendendone solo i piedi, come nei cartoon di Tom e Jerry. In primo piano, i ragazzi siriani abbandonati tra le macerie: si prendono cura dei cani, riconoscendosi in un analogo randagismo, e in cambio ricevono l’empatia e la solidarietà negate loro da istituzioni negligenti.

 

Lorenzo Ciofani (Rivista: Cinematografo)