Alice nella Città
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15/25 October 2020 alice nella città

Wendy

Il secondo film è sempre il più difficile, figurarsi quando si sceglie di fare quella che per molti versi è “la storia della vita”.

 

Wendy


Il secondo film è sempre il più difficile, figurarsi quando si sceglie di fare quella che per molti versi è “la storia della vita”.

Il secondo film è sempre il più difficile, figurarsi quando si sceglie di fare quella che per molti versi è “la storia della vita”. «Questa è la tua storia» dice Wendy, in un momento cruciale, e pare di sentire la voce di Benh e Eliza Zeitlin. Two-boys, come i gemelli James e Douglas: anime eternamente legate nonostante la distanza dei corpi, dove il tempo non esiste e si annulla, si riverbera, si eterna nell’acqua abitata dalla Madre. Wendy è proprio la Wendy più famosa, e l’Isola è, sì, quella che-non-c’è: erano bambini, i fratelli Zeitlin, quando sognavano di mettere in scena la storia di Peter Pan attraverso lo sguardo della ragazzina. Nel mezzo c’è stato Re della terra selvaggia, che ha rivelato il talento visionario di Benh Zeitlin (se ne accorse perfino l’Academy). Otto anni dopo ecco Wendy, che spoglia l’opera di Barrie del côté edoardiano per collocare la narrazione prima nel caldo e polveroso Southern, in una locanda che costeggia una ferrovia, e poi in una terra di mezzo, selvaggia e misteriosa. Resta la sospensione tra realtà e sogno, dove l’onirico collima con il fantasy che a sua volta si misura all’altezza del reale: grazie alla sua regia immersiva e dalla parte dei bambini (sperduti, come tutti), Zeitlin ripensa il classico incrociandolo con suggestioni profondamente americane, individuando nella necessità del materno il cuore di una storia eruttiva e incandescente, liquida e struggente. E quando percepiamo un po’ troppo il peso del pensiero, del ragionamento, della teoria, arrivano in soccorso immagini dirompenti: il volto della piccola Wendy che si riflette nel vetro mentre passa il treno, gli sguardi silenti di Peter che riflette quasi inconsapevole di accogliere una sapienza brada, il baratro di chi ha smesso di vivere l’infanzia, le scie di sangue, le mani che annunciano il dolore perenne, i frammenti del futuro eternati nella memoria.