Alice nella Città
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15/25 October 2020 alice nella città

Io sto bene

Presentato in anteprima Fuori Concorso ad Alice nella città Io sto bene di Donato Rotunno racconta l’incontro di due solitudini in cui il privato dei personaggi si confronta con vicissitudini di portata epocale. Con Alessio Lapice e Sara Serraiocco bravi nei rispettivi ruoli.

 

Io sto bene


Presentato in anteprima Fuori Concorso ad Alice nella città Io sto bene di Donato Rotunno racconta l’incontro di due solitudini in cui il privato dei personaggi si confronta con vicissitudini di portata epocale. Con Alessio Lapice e Sara Serraiocco bravi nei rispettivi ruoli.

Due solitudini

Al cinema d’autore di chiede soprattutto di aiutarci a riflettere sul mondo attraverso percorsi in grado di cortocircuitare l’apparenza delle cose per restituirgli il giusto significato. In questo senso la scena conclusiva di Io sto bene diretto da Donato Rotunno ce ne offre un esempio a conclusione di una vicenda che fin li aveva raccontato le esistenze di personaggi abituati a prendere di petto la vita ma arrivati al punto di non trovare più le forze per farlo ancora una volta. Nel caso di Antonio emigrato in Lussemburgo negli anni sessanta c’è di mezzo la morte dell’amata moglie e il congedo dall’abitudine della vita lavorativa. Per Leo invece a pesare è la difficoltà di dare seguito alle aspirazione artistiche a cui si somma la crisi sentimentale che accompagna la scoperta di un’inaspettata gravidanza. In questo senso l’incontro delle loro solitudini diventa non senza complicazioni l’occasione per rilanciare le sorti delle rispettive esistenze all’insegna di un rapporto che non esita a replicare quello tra un padre e una figlia.

Una regia abile tra più piani temporali e filoni narrativi

E qui entra in scena la regia di Rotunno perché a dispetto di una trama di facile comprensione Io Sto bene in realtà si poggia su una struttura narrativa complessa in cui alla difficoltà di tenere conto dei diversi piani temporali, – necessari a stabilire il legame tra il passato di Antonio e il presente di Leo, accomunati dalla condizione di esuli in una terra straniera e ostile -, c’è quella di equilibrare i filoni narrativi relativi ai personaggi principali, il terzo dei quali individuato nella versione giovanile di Antonio. Da questo punto di vista oltre alla direzione degli attori, tutti molto bravi, da Alessio Lapice Sara Serraiocco per non dire di Renato Carpentieri, a essere vincente è la decisione di montare il film assegnando ai contenuti e non al tempo il compito di dettare la continuità narrativa della storia. Una decisione questa che da un lato permette allo spettatore di non smarrirsi di fronte ai tanti andirivieni temporali,  dall’altro di assicurare a Io sto bene una progressione sempre in aggiunta che trova corrispondenza nel carattere dei personaggi anche loro come il testo scritto per nulla conservativi e sempre decisi ad andare avanti, nonostante tutto. Come dimostra la scena menzionata nel paragrafo d’apertura in cui il sorpasso dell’auto in sosta operato da Antonio smette di essere un’abitudine quotidiana per diventare nella metafisica della ripresa aerea la sintesi di quello scacco alla vita che permette ai protagonisti di continuare a rincorrere la felicità. Indipendentemente dall’età e dal ruolo sociale. Filmando con la copiosità del cineromanzo  è inevitabile che Rotunno metta molta e forse troppa carne al fuoco, non riuscendo sempre a stare dietro agli spunti messi in circolo dal film. Un peccato veniale che però non compromette il buon esito dell’opera.

Carlo Cerofolini (Redazione: Taxidrivers)